La “città in 15 minuti” non è solo uno slogan, ma un modello urbano concreto e altamente sostenibile: vuol dire vivere in un luogo dove tutto ciò che serve – lavoro, scuola, servizi, aree verdi, negozi – è raggiungibile in pochi minuti a piedi o in bicicletta o con mezzi pubblici. Viene spesso raccontata come un’utopia sociologica ma è già una realtà, almeno dove si è avuto il coraggio di cambiare. A Parigi, ad esempio, dove la sindaca Anne Hidalgo ha fatto una scelta netta: ridurre lo spazio per le auto e restituirlo alle persone. Non senza polemiche, anzi. Ma con un’idea chiara: la città non può continuare a essere progettata intorno a un mezzo privato usato, nella maggior parte dei casi, per spostamenti brevi. Ha preferito così creare uno
spazio condiviso e sempre meno individualizzato, con il plus dell’abbattimento dell’impatto ambientale. E i numeri lo dimostrano: negli ultimi vent’anni il traffico automobilistico a Parigi è diminuito di circa il 50% sulle strade cittadine, con un calo ancora più marcato nel centro urbano. Il punto è proprio questo. Ridurre lo spostamento individuale in auto, aumentare la mobilità “leggera”, guadagnando in riduzione di CO2 e miglioramento del benessere fisico.
Tuttavia, in Italia, secondo Isfort, circa il 60% degli spostamenti urbani avviene ancora in auto, spesso per tragitti inferiori ai 5 chilometri. Non è una necessità: è un’abitudine. E come tutte le abitudini, è difficile da mettere in discussione. E soprattutto in Lombardia, una delle regioni più densamente popolate e ricche d’Italia, il traffico urbano resta elevato e continua a incidere su qualità dell’aria, salute e vivibilità. Eppure, le città italiane sarebbero, per dimensioni e struttura, perfettamente compatibili con il modello di prossimità “dei 15 minuti”. Il problema non sembra essere la mancanza di spazio, ma la resistenza al cambiamento. Perché ridurre la presenza delle auto non significa vietarle, ma dovrebbe essere buona prassi smettere di considerarle l’unica opzione possibile. Significa investire in percorsi sicuri, continui, accessibili “a misura d’uomo”. Significa rendere più facile scegliere di muoversi
camminando, pedalando, invece che con le auto. Ma soprattutto significa cambiare prospettiva. Perché la “città in 15 minuti” non tratta solo di mobilità: tratta del concetto prezioso del tempo. Tempo perso nel traffico, tempo conquistato nella vita quotidiana. Meno auto non è solo meno inquinamento: è meno stress, meno rumore, più spazio partecipato.
Non per forza bisogna diventare Parigi (un sogno…). Si tratta invece di capire se vogliamo continuare a organizzare le nostre città attorno alle auto
o attorno alle persone. La differenza è tutta lì. E non è tecnica: è culturale.
Elisa Chiesa\
Fonti
Modello città dei 15 minuti: https://www.15minutecity.com/
Approccio Parigi (APUR): https://www.apur.org/en/our-work/15-minute-city
Rapporto mobilità ISFORT: https://www.isfort.it/rapporto-mobilita/
Ecosistema Urbano Legambiente: https://www.legambiente.it/rapporti/ecosistema- urbano/
Urban Mobility – Commissione Europea: https://www.eiturbanmobility.eu/

