Nel dibattito su sostenibilità e qualità della vita, spesso guardiamo a soluzioni tecnologiche radicali o a grandi politiche per poter garantire soluzioni compatibili con l’ambiente in cui viviamo.
Eppure, in un piccolo villaggio del Rupununi, nel cuore della Guyana (in Sud America), la comunità dei Makushi mostra che la risposta alle sfide della nostra società così tecnologica può essere anche solo culturale. A Surama, uno dei modelli di eco-turismo più premiati al mondo, il turismo è gestito direttamente dagli abitanti locali: i proventi restano nel villaggio e la foresta intorno non è sfruttata ma custodita. Non è solo questione di economia: è un modo diverso di intendere il rapporto tra uomo e ambiente.
La vera forza di Surama è però educativa. I giovani crescono imparando a conoscere piante, animali, equilibri naturali; studiano per accogliere i visitatori, ma senza perdere il legame con il loro territorio e le loro tradizioni. Qui non esiste separazione tra scuola e vita quotidiana: l’educazione è esperienza continua, responsabilità condivisa, trasmissione di conoscenze utili alla comunità e apertura verso l’esterno. È comunque un modello “a impatto zero” perché non consuma risorse per esistere, ma le rigenera con la trasmissione costante della cultura del territorio e della preservazione delle risorse naturali.
Guardare a realtà così lontane serve anche a leggere meglio le nostre. In Italia, secondo ISPRA, purtroppo oltre il 7% del suolo è ormai consumato e inaridito (perché asfaltato o perché impoverito dall’inquinamento), con la Lombardia tra le regioni più esposte. Non è solo una questione ambientale: è una questione di modello di sviluppo. Continuiamo a crescere sottraendo spazio naturale, oppure iniziamo a valorizzare ciò che abbiamo e a rigenerare le risorse utili per sopravvivere?
Anche da noi, quindi, tra problemi derivanti da traffico intenso, pessima qualità dell’aria e uso indiscriminato del territorio per non meglio specificate finalità urbane, il tema è concreto. Non si tratta di imitare ciecamente la Guyana, ma di cogliere un principio: senza una comunità consapevole di cosa significa vivere a contatto con il proprio territorio (preservandolo), nessuna transizione sarà mai davvero sostenibile.
Surama ci ricorda che il cambiamento non è solo tecnologico, ma anche (e soprattutto) educativo. E forse la vera innovazione, oggi, è proprio questa: imparare a vivere meglio, non semplicemente più a lungo.
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