Il futuro delle città potrebbe passare da un gesto apparentemente semplice: togliere asfalto invece di aggiungerlo. È questa l’idea alla base del “depaving”, o depavimentazione, una pratica urbanistica che consiste nel rimuovere superfici impermeabili – parcheggi, cortili, piazze asfaltate – per restituire spazio al verde, al terreno naturale e all’acqua.
Negli ultimi anni il depaving è diventato uno degli strumenti più discussi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico nelle aree urbane. A portarlo al centro del dibattito italiano è stata recentemente Genova, il cui consiglio comunale ha approvato una modifica al piano urbanistico introducendo incentivi economici per i privati che scelgono di depavimentare. In pratica, chi sostituisce asfalto e cemento con prati, alberi o aiuole può ottenere riduzioni sugli oneri di urbanizzazione, impegnandosi però a mantenere le nuove aree verdi per almeno dieci anni.
L’obiettivo principale è contrastare il fenomeno delle “isole di calore”: nelle città l’asfalto e il cemento assorbono la radiazione solare e rilasciano calore più lentamente rispetto al terreno naturale, facendo aumentare le temperature urbane. Restituire superfici permeabili al suolo significa invece favorire l’assorbimento dell’acqua piovana e il processo di evapotraspirazione, che contribuisce a raffrescare l’aria.
I benefici non riguardano soltanto il clima. Dove l’asfalto lascia spazio al verde aumenta anche la biodiversità urbana: alberi e prati diventano habitat per insetti impollinatori e uccelli, mentre la presenza di spazi naturali migliora il benessere psicologico delle persone. Numerosi studi internazionali mostrano infatti come il contatto con il verde riduca stress e isolamento sociale.
Il movimento del depaving nasce negli Stati Uniti, a Portland, dove nel 2008 un gruppo di volontari fondò l’associazione Depave con lo slogan “lasciare respirare la terra”. All’inizio le azioni erano spontanee: cittadini armati di pale e picconi rimuovevano pezzi di asfalto per creare aiuole e piccoli giardini. Oggi il fenomeno è diventato una politica urbana strutturata in molte città europee.
Anche l’Unione Europea punta su queste strategie. Il Regolamento europeo sul ripristino della natura, entrato in vigore nel 2024, impone agli Stati membri di recuperare progressivamente ecosistemi degradati e aumentare il verde urbano. Il testo prevede il ripristino di almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e il recupero degli habitat degradati entro il 2050.
In Italia anche altre città stanno sperimentando interventi di depavimentazione: Milano ha inserito il depaving nel Piano Aria Clima e dal 2022 ha già restituito migliaia di metri quadrati al verde urbano. Bologna ha avviato un programma che prevede la rimozione di oltre 100mila metri quadrati di asfalto, mentre Roma sta introducendo soluzioni simili in alcuni cantieri della Metro C.
Naturalmente lo spazio verde richiede una manutenzione e un’attenzione costante nel tempo, sia da parte delle amministrazioni pubbliche che dei cittadini, ma i vantaggi sono evidenti in breve tempo.
Chissà se a Saronno si possano, magari con l’aiuto della cittadinanza, individuare aree dove poter agire in questo senso?
Per approfondire:
- Il Post, Verso città meno asfaltate, 20/5/2026
- Ispra, Nature Restoration Regulation, il Regolamento Europeo 2024/1991 sul Ripristino della Natura, i piani di ripristino e i tre miliardi di alberi per gli Stati membri, 18/08/2024
- consiglio dell’Unione Europea, Regolamento sul ripristino della natura: via libera definitivo del Consiglio – Consilium

