Passeggiando per i parchi di Milano negli ultimi tempi, capita di notare qualcosa di insolito: ciuffi d’erba più alti, fiorellini selvatici che spuntano tra le foglie, insetti che ronzano intorno a piante che fino a poco tempo fa sarebbero state tagliate con regolarità. Non è un segnale di abbandono. È il risultato di una politica ambientale deliberata, che il Comune di Milano ha avviato nel 2024 e che nel 2026 ha deciso di rendere strutturale.
Si chiama “sfalcio ridotto” e consiste semplicemente nel ridurre la frequenza con cui si taglia l’erba nei prati urbani. Una pratica apparentemente banale, ma che sta producendo effetti straordinari sulla biodiversità cittadina.
La gestione tradizionale del verde urbano prevede tagli frequenti e regolari, che mantengono i prati corti, compatti e visivamente “ordinati”. Lo sfalcio ridotto rompe con questa logica: le aree interessate vengono tagliate con minore frequenza, lasciando alle piante il tempo di completare il loro ciclo vegetativo, fino alla fioritura e alla produzione del seme.
Il prato smette di essere un tappeto verde monocolore e diventa un piccolo ecosistema vivo, con una struttura verticale che offre habitat, nutrimento e rifugio a una varietà sorprendente di organismi.
La storia milanese inizia nel 2024, con una sperimentazione su 54 aree verdi distribuite nei nove Municipi della città. I tecnici comunali, i referenti municipali e i cittadini stessi hanno contribuito a individuare le zone più adatte, scegliendo spazi che non interferissero con le esigenze di fruizione pubblica — il gioco, lo sport, il relax — ma che potessero massimizzare il valore ecologico dell’intervento.
I risultati della prima stagione sono stati monitorati dal team dello “Zoo Plant Lab del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca” e i dati hanno parlato chiaro: nelle aree gestite con sfalcio ridotto gli insetti sono aumentati dal 30% al 60% nelle aree con maggiore ricchezza e varietà floreale, portando effetti positivi a cascata sulla biodiversità urbana.
L’erba alta inoltre svolge una funzione protettiva fondamentale per il suolo. La copertura vegetale densa riduce l’evaporazione dell’acqua, mantiene umidità e temperatura più stabili, protegge dalla compattazione causata dalla pioggia battente e dall’erosione superficiale. A lungo termine, le radici più sviluppate e la maggiore quantità di materia organica che si accumula migliorano la struttura e la fertilità del terreno.
Nelle città dense come Milano, i prati più alti contribuiscono anche a mitigare il fenomeno delle “Isole di calore” in modo diretto: trattengono l’umidità, assorbono meglio l’acqua piovana e rilasciano fresco per evapotraspirazione.
L’incremento della biomassa vegetale nelle aree a sfalcio ridotto ha effetti positivi di conseguenza sulla qualità dell’aria. Le superfici fogliari più estese aumentano la capacità di catturare particolato e inquinanti atmosferici, contribuendo — anche se in misura locale — a migliorare la respirabilità dell’aria cittadina.
Infine, lo sfalcio ridotto è anche una pratica di buona gestione delle risorse economiche. Tagliare meno frequentemente significa consumare meno carburante per i macchinari, irrigare di meno (grazie alla maggiore ritenzione idrica del suolo), usare meno fertilizzanti e favorire la disseminazione spontanea delle piante al posto dell’acquisto di sementi.
Milano non è sola in questa scelta. Lo sfalcio differenziato si sta diffondendo in molte città europee e mondiali, con esperienze consolidate a Parigi, Londra, Amsterdam e in numerose città svizzere e scandinave. La ricerca scientifica internazionale è sempre più univoca: la gestione estensiva dei prati urbani è uno degli strumenti più efficaci — e meno costosi — per aumentare la biodiversità nelle città e renderle più resilienti ai cambiamenti climatici.
Tutto ciò richiede un cambio di paradigma culturale prima ancora che ambientale. Nella nostra epoca, segnata dall’intreccio tra crisi climatica e crisi della biodiversità, il concetto stesso di “bello” riferito al verde urbano deve essere ridefinito. Un prato pieno di fiori selvatici e ronzio d’api non è meno curato di uno rasato a tappeto: è semplicemente più vivo — e, alla luce di quanto sappiamo, più necessario.
Per approfondire:
Milano cambia il volto del verde urbano e impone l’erba alta nei parchi*, WikiMilano (aprile 2026):
Addio prati perfetti, Milano sceglie l’erba alta! Lo sfalcio ridotto diventa definitivo nei parchi (e la biodiversità ringrazia), GreenMe: 13 aprile 2026
Milano più verde e inclusiva: la strategia del Garante tra nuovi parchi e sfalci ridotti, MilanoToday (maggio 2026)

