
I cambiamenti climatici, oltre ai danni ambientali che tutti ormai conosciamo, sono fonte di disagio emotivo in molti dei nostri ragazzi.
La consapevolezza della crisi ambientale e la percezione di un futuro incerto e minacciato generano sentimenti di paura, tristezza, rabbia e impotenza, che possono arrivare ad influenzare negativamente alcune scelte cruciali per il loro futuro.
La testimonianza di Matilde è molto chiara a riguardo. E’ questo il mondo che vogliamo lasciare loro? Oppure vogliamo sostenere le generazioni più giovani in questa battaglia, che può essere vinta se combattuta tutti assieme. Il futuro loro e di quelli che arriveranno dipende da ciò che facciamo ora, cosa aspettiamo ad agire ?
La prima volta che ho sentito parlare di cambiamenti climatici è stato alle elementari, verso i dieci anni, quando ho scoperto il significato di termini come “effetto serra” e imparato che causava fenomeni di grandissima portata come lo scioglimento dei ghiacciai.
Ora, invece, che di anni ne ho diciannove, questo tema e le sue disastrose conseguenze sono diventati gli argomenti più discussi e studiati in tutto il mondo. Recentemente la scuola ha provato ad adattarsi a questa nuova realtà, promuovendo attività di informazione e ricerca durante le ore dedicate all’Educazione civica e organizzando conferenze, spettacoli, interventi sul tema: tutte proposte nate a causa del rapido peggioramento della situazione ambientale e dagli avvertimenti sempre più preoccupanti della comunità scientifica globale. Tuttavia, se da una parte queste iniziative hanno portato qualche studente a interessarsi al cambiamento climatico o, per lo meno, adottare abitudini più sostenibili, dall’altra non sono riuscite a smuovere la coscienza di gran parte dei partecipanti: solo una piccola parte tra i miei amici o conoscenti si è dimostrata realmente preoccupata per il proprio futuro.
Parlando con altre persone della mia età, riconosco che spesso questo disinteresse nasce da un senso di impotenza diffuso, soprattutto a causa di una situazione ambientale sempre più negativa che sembra ormai irrisolvibile. Adottando quest’ottica, le scelte di ognuno non sembrano avere grandi conseguenze, tanto che, per esempio, molti cadono in un ciclo consumistico inarrestabile, nonostante abbiano la consapevolezza di star attivamente contribuendo a un processo autodistruttivo.
Uno degli esempi più eclatanti è il fenomeno del fast-fashion e, discutendone con amici e familiari, ho capito che questo modello appare spesso la scelta migliore di fronte a un globale aumento di prezzi o la necessità e la pressione di stare al passo con un mondo che si muove con rapidità crescente, in cui tendenze e mode, da cui io e le persone della mia età siamo molto influenzate, nascono e muoiono da un giorno all’altro.
Abbandonare le proprie abitudini è molto difficile, specialmente nel periodo di adolescenza e post-, soprattutto se i loro effetti si mostreranno in un futuro che appare ancora lontano. Tuttavia, ormai non è più così: gli effetti li stiamo vivendo sulla nostra pelle, stiamo percorrendo ora il temibile futuro a cui in precedenza dovevamo guardare.
Forse ignorare il problema è stata sempre la via scelta dalla maggior parte di noi, forti nella convinzione che le nostre singole azioni non avessero conseguenze sulla realtà globale e nonostante avessimo sempre avuto una chiara consapevolezza del futuro preoccupante a cui andavamo in contro. Ed è proprio il deterioramento del benessere psicologico una delle conseguenze meno considerate del cambiamento climatico, ma anche quella che ritengo affligga molti dei miei coetanei, me compresa: l’ansia, la preoccupazione e la paura per questa situazione ambientale ormai estrema è molto diffusa, e si configura come indolenza e svogliatezza nel raggiungere obiettivi scolastici e lavorativi.
Infatti, quando il futuro appare disastroso, anche il presente diventa critico e, in particolare, chi come me sta entrando proprio ora nel mondo adulto prova un senso di scoraggio e impotenza di fronte alla propria realtà presente e, soprattutto, di fronte alla possibilità di costruire la propria vita.
Matilde Caravaggio
Sostenibilità per Saronno” è la rubrica di ilSaronno dedicata a sostenibilità e cambiamenti climatici a cura dei volontari del progetto “Saronno x la terra” e nasce per raccontare e approfondire i temi (ambientali e non) della sostenibilità. Il progetto, che punta a rendere la città sostenibile entro il 2040, ha coinvolto 6000 studenti, centinaia di adulti, sette scuole superiori, dodici associazioni e l’Amministrazione comunale. Sono stati attivati tre Pcto e realizzato un questionario a cui hanno risposto oltre 2500 ragazzi. La rubrica propone aggiornamenti su clima, scelte politiche, innovazioni, buone pratiche e risponde alle domande dei cittadini. Tutti i contenuti sono basati su fonti ufficiali e certificate, per garantire informazioni affidabili e chiare su uno dei temi più rilevanti ed urgenti del nostro tempo.
